Anche se decisamente non è elegante autocitarsi, riporto un commento che ho postato su Facebook a proposito di "Omero nel Baltico", in risposta ad una critica un po' troppo "facile", a mio avviso, alla teoria di Felice Vinci.
Ho parlato più volte con lui ed asserisce sempre che sarebbe il primo a congratularsi con chi fosse in grado di confutare fondatamente il suo lavoro, purché i dati e gli argomenti fossero di consistenza sufficiente. In questo caso non lo erano, ma anch'io resto in attesa di una critica fondata per vedere quanto la teoria sia in grado di resistere. Finora non mi sembra che ne siano uscite fuori e per me l'Iliade e l'Odissea continuano a rivelare le novità illustrate da Felice Vinci.
Il commento:
"Ritengo possibile che le opere di Omero non siano rapporti fedelissimi di una sequenza ininterrotta di fatti, che tra un'"isola di notizie" e l'altra vi siano sequenze di collegamento prive di fedeltà e coerenza. In fin dei conti, pur riconoscendone l'origine eterogenea, Vinci non mi sembra che attribuisca ad entrambi i libri un certificato d'integrale cronachismo; non mi sembra che neghi la possibilità che Iliade ed Odissea derivino dall'unione di più saghe "cucite" sapientemente, sia a livello poetico che contestuale (nel senso di ciò che poteva risultare più gradito agli ascoltatori del tempo, posto che le orecchie del pubblico del IX secolo a.C. erano diverse da quelle del X, dell'XI, etc.).
Se anche l'apporto di Felice Vinci si limitasse all'illuminazione di pochi collegamenti tra un testo che si credeva solo poetico ed una corrispondenza praticamente innegabile con la realtà geografica, resterebbe l'importanza fondamentale, a mio avviso ancora troppo poco sottolineata, della scoperta accanto a noi di voci autentiche di un passato che si credeva muto e perduto. Non si tratta di un'operazione trascurabile; è un po' come l'applicazione dell'esame del Carbonio 14 ai reperti antichi, che ha causato autentiche rivoluzioni (Stonehenge, Gobekli Tepe, le tombe micenee nelle Shetland, etc.).
Nell'età del Bronzo (vedi il libro di Elio Cadelo) la navigazione era molto sviluppata e non solo lungo le coste; da alcuni millenni, secondo alcuni autori, il mondo era solcato da rotte oceaniche che mantenevano in piedi un commercio di scambio tra popolazioni lontanissime. Non ci troverei nulla di strano se nell'Odissea intravedessimo l'accostamento di alcuni Portolani mnemonici, un po' come facevano i Polinesiani per insegnare ai futuri piloti le rotte da seguire e le insidie da evitare.
Detto questo, ritengo che ogni teoria, e questa più di altre, trovi validità nella sua resistenza alle critiche, oltreché, naturalmente, nello sforzo concettuale che esse richiedono e che è un progresso esso stesso. "
Apro questo post che incrementerò nel tempo. Negli ultimi tempi (ripetizione inelegante che forse rivela ossessioni nascoste) ho letto per scelta o per avventura alcuni libri ed articoli su internet che si riferiscono ad una rivisitazione importante di elementi e conoscenze che per lo più riteniamo stabili e confortevolmente immutabili. Verrebbe da dire che "in principio c'era Kolosimo" che con le sue fantasiose ricostruzioni apriva i varchi del passato per l'arrivo disinvolto di UFO ed extraterrestri vari sul nostro pianeta; in effetti, a parte le avventure solitarie di qualche "scienziato pazzo" rimasto poco conosciuto e poco ascoltato, la possibilità che le cose del passato fossero state un po' diverse da come c'erano state raccontate sui banchi di scuola non aveva mai avuto divulgazione adeguata; al massimo queste teorie si guadagnavano uno spazio in rubriche un po' ironiche dedicate agli eccessi della ricerca di novità iconoclaste ad ogni costo da parte di ribelli un po' velleitari, contro il solido ed accertato mondo della conoscenza accademica.
Già in molte delle cose che ho testé affermato ci sono elementi che preciserò meglio nel prosieguo.
Intanto ci tengo a precisare che non credo affatto che l'Università e le istituzioni scolastiche ed accademiche in genere siano meccanismi massacratori degli sviluppi del sapere umano; è in esse stesse e da esse che spesso sono partite molte delle "fughe in avanti" che hanno consentito salti importanti al sapere umano. Ma, proprio perché umane spesso si trovano a ripetere, in scala diversa, i vizi del vivere civile, con il suo groviglio di odii, invidie e lotte per il mantenimento del potere, di cui il Sapere è una delle fonti più importanti. Però non si deve neanche sottovalutare l'importanza della cautela che deve guidare nell'esame di una teoria e di una pratica scientifica nuova, prima di accettarla per vera e dimostrata, a prescindere dalle conseguenze che potrebbe portare nel patrimonio culturale esistente.
Idee nuove, dunque, è di questo che parlo, sul passato remoto della storia umana.
Ecco un altro concetto da precisare: Storia e Preistoria. Bisogna scacciare dalla mente una sorta di concessione di dignità intellettuale diversa a seconda che eventi e uomini siano avvenuti ed esistiti prima o dopo l'inizio della stesura di testimonianze scritte, quelle a partire dalle quali dichiariamo di essere nella Storia. Sarebbe come dire che Caligola era un uomo più intelligente ed elevato spiritualmente rispetto ad Ulisse perché dell'uno abbiamo cronache e testimonianze, mentre dell'altro solo un racconto piuttosto fantastico. Gli uomini che hanno affrontato la vita di tutti i giorni e lottato per la propria affermazione in contesti diversi dalla nostra organizzazione sociale e religiosa, non sono da considerare per questo inferiori; noi non dobbiamo privarci della possibilità di imparare dalle soluzioni diverse date da altri ai grandi problemi che noi spesso risolviamo con sforzi immani e scarsamente giustificati. D'altronde, tanto per ribadire il concetto, l'Impero Inca era un'impero estesissimo, ricchissimo e meravigliosamente organizzato, che non conosceva la scrittura, né la lettura; semplicemente ne faceva a meno. Lo stesso è valso per tutti i popoli ed i regni di cui non sappiamo niente, forse proprio per questo.
È abbastanza ironico che una delle colonne portanti dellla nostra cultura, la conoscenza del passato, debba essere contraddetta ed in parte scossa dagli sviluppi del sapere scientifico, che da essa prende inizio e sviluppo. Mi riferisco, ad esempio, alle analisi della presenza di Carbonio 14 nei reperti antichi, che permette di attribuirgli una corretta ed incontestabile età; la sua applicazione non è servita soltanto a confermare la datazione convenzionalmente attribuita a qualche reperto importante, sia pure con uno scostamento limitato rispetto alle aspettative; essa ha anche portato, talvolta, a datazioni fuori schema, assurde, o addirittura sconvolgenti, se prese come prove oggettive ed incontestabili di una realtà esistente, anche se potentemente divergente dagli schemi culturali che credevamo sicuri e stabilizzati.
Già in molte delle cose che ho testé affermato ci sono elementi che preciserò meglio nel prosieguo.
Intanto ci tengo a precisare che non credo affatto che l'Università e le istituzioni scolastiche ed accademiche in genere siano meccanismi massacratori degli sviluppi del sapere umano; è in esse stesse e da esse che spesso sono partite molte delle "fughe in avanti" che hanno consentito salti importanti al sapere umano. Ma, proprio perché umane spesso si trovano a ripetere, in scala diversa, i vizi del vivere civile, con il suo groviglio di odii, invidie e lotte per il mantenimento del potere, di cui il Sapere è una delle fonti più importanti. Però non si deve neanche sottovalutare l'importanza della cautela che deve guidare nell'esame di una teoria e di una pratica scientifica nuova, prima di accettarla per vera e dimostrata, a prescindere dalle conseguenze che potrebbe portare nel patrimonio culturale esistente.
Idee nuove, dunque, è di questo che parlo, sul passato remoto della storia umana.
Ecco un altro concetto da precisare: Storia e Preistoria. Bisogna scacciare dalla mente una sorta di concessione di dignità intellettuale diversa a seconda che eventi e uomini siano avvenuti ed esistiti prima o dopo l'inizio della stesura di testimonianze scritte, quelle a partire dalle quali dichiariamo di essere nella Storia. Sarebbe come dire che Caligola era un uomo più intelligente ed elevato spiritualmente rispetto ad Ulisse perché dell'uno abbiamo cronache e testimonianze, mentre dell'altro solo un racconto piuttosto fantastico. Gli uomini che hanno affrontato la vita di tutti i giorni e lottato per la propria affermazione in contesti diversi dalla nostra organizzazione sociale e religiosa, non sono da considerare per questo inferiori; noi non dobbiamo privarci della possibilità di imparare dalle soluzioni diverse date da altri ai grandi problemi che noi spesso risolviamo con sforzi immani e scarsamente giustificati. D'altronde, tanto per ribadire il concetto, l'Impero Inca era un'impero estesissimo, ricchissimo e meravigliosamente organizzato, che non conosceva la scrittura, né la lettura; semplicemente ne faceva a meno. Lo stesso è valso per tutti i popoli ed i regni di cui non sappiamo niente, forse proprio per questo.
È abbastanza ironico che una delle colonne portanti dellla nostra cultura, la conoscenza del passato, debba essere contraddetta ed in parte scossa dagli sviluppi del sapere scientifico, che da essa prende inizio e sviluppo. Mi riferisco, ad esempio, alle analisi della presenza di Carbonio 14 nei reperti antichi, che permette di attribuirgli una corretta ed incontestabile età; la sua applicazione non è servita soltanto a confermare la datazione convenzionalmente attribuita a qualche reperto importante, sia pure con uno scostamento limitato rispetto alle aspettative; essa ha anche portato, talvolta, a datazioni fuori schema, assurde, o addirittura sconvolgenti, se prese come prove oggettive ed incontestabili di una realtà esistente, anche se potentemente divergente dagli schemi culturali che credevamo sicuri e stabilizzati.
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